
Il professor Gino Ditadi è autore di svariati saggi di carattere storico e filosofico sulla questione dei diritti animali
Ha appena ultimato (2010) "I filosofi e gli animali - l'animale buono da pensare" (Agire Ora Edizioni) che è una edizione breve della sua opera "I filosofi e gli animali”.
Il libro contiene molti aspetti innovativi rispetto all'edizione del 1994, e documenta nelle sue 288 pagine (copertina a colori) la posizione rispetto alla "questione animale" di molti filosofi, noti e meno noti, esaminati in ordine cronologico da Zarathustra, Anassimandro, Pitagora fino ad arrivare ai nostri giorni con Tom Regan, Claude Levi-Strauss e L.L. Vallauri.
Il volume contiene 454 note filosofiche e storico-critiche e testi inediti, rari o di difficile reperibilità.
Acquistabile on line : http://www.agireoraedizioni.org/
o scrivendo a : info@agireoraedizioni.org
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Per le edizioni Isonomia di Este (PD) ha curato:
1) Tommaso Campanella, Apologia di Galileo. Tutte le Lettere di Campanella a Galileo e altri Documenti, 1992.
2) Lev Nikolaevic Tolstoj, Contro la caccia e il mangiar carne, 1994.
3) Aa. Vv., I filosofi e gli animali, in due tomi (pagine 940), 1994 (quest'opera costituisce la più ampia raccolta di scritti esistente sull'argomento).
Una raccolta di oltre cento Autori (e tra questi le grandi figure perennemente tenute ai margini); più di centonovanta testi inediti, rari o difficilmente reperibili.
4) Giacomo Leopardi, Dissertazione sopra l'anima delle bestie e altri scritti selvaggi, 1999.
5) Plutarco, L'intelligenza degli animali e la giustizia loro dovuta, 2000.
6) Teofrasto, Della Pietà (prima traduzione italiana - testo greco a fronte), 2005.
- E’ coautore di “Etica, biodiversità, biotecnologie, emergenze ambientali”
(Gino Ditadi - Gianni Tamino - Margherita Hack)
- e del volume Aa.Vv., Zooantropologia, Red Edizioni, Como 1999, con un saggio su Le grandi religioni e gli animali.
- Nei «Quaderni di bioetica» (Istituto Italiano di Bioetica) ha pubblicato il saggio Oltre il sacrificio di sangue. Note su cristianesimo e mondo animale, Macro Edizioni 1998;
ha curato inoltre il volume Aa.Vv., Etica, biodiversità, biotecnologie, emergenze ambientali, Roma 2000.
Una breve introduzione ad alcuni suoi libri
Aa. Vv., I filosofi e gli animali, in due tomi (pagine 940), 1994 (quest'opera costituisce la più ampia raccolta di scritti esistente sull'argomento).
Una raccolta di oltre cento Autori (e tra questi le grandi figure perennemente tenute ai margini); più di centonovanta testi inediti, rari o difficilmente reperibili.
Un'Opera importante che documenta ampiamente, per la prima volta, il rapporto, ora infernale, ora straordinariamente ricco di intelligenza e amore, tra filosofie e animalità.
Nel primo tomo:
Genesi; Esodo; Salmi; Omero; Zarathustra; Pitagora; Anassimandro; Cosmologia Eidomatica; Anassagora; Empedocle; Democrito; Timeo; Platone; Aristotele; Teofrasto; Crisippo; Enesidemo; Lucrezio; Cicerone; Seneca; Plinio il Vecchio; Plinio il Giovane; Corpus Hermeticum; Oracoli Caldaici; Apollonio di Tiana; Plutarco; Celso; Plotino; Eliano; Porfirio; Lattanzio; Ambrogio di Treviri; Bonaventura; Scoto Eriugena; Tommaso d'Aquino; Ugo di San Vittore; Gemisto Pletone; Sabunde; Leonardo da Vinci; Ficino; Erasmo da Rotterdam; Moro; Agrippa; Rosario; Cardano; Telesio; Montaigne
Nel secondo tomo:
Bruno; Campanella; Burton; Bohme; Descartes; Hobbes; Van Groot; Cyrano De Bergerac; Malebranche; La Rochefoucauld; Willis; Spinosa; Locke; Bayle; Leibniz; La Bruyère; Toland; Shaftesbury; Pardies; Meslier; Reimarus; La Mettrie; Maupertuis; Condillac; Rousseau; D'Holbach; Voltaire; Hume; Buffon; Diderot; Yvon; Helvétius; Turgot; Robinet; Kant; Herder; De Maistre; Schelling; Hegel; Bentham; Stuart Mill; Schopenhauer; Feuerbach; Darwin; Marx; Engels; Nietzsche; Bergson; Mead; Schweitzer; Marcuse; Horkheimer; Adorno; Cassirer; Singer; Regan
Plutarco, L'intelligenza degli animali e la giustizia loro dovuta, 2000.
Delle superstiti Opere di Plutarco(46 - 127 d. C.), conosciuto per lo più solo come autore delle Vite parallele, tre costituiscono la prima alta difesa degli animali giuntaci, pressoché integra, dal mondo antico
- Del mangiar carne,
- I 'senza lógos' possiedono la ragione,
- Se siano più intelligenti gli animali di terra o d'acqua.
Il volume raccoglie questi scritti straordinari e dimenticati, insieme a un importante lungo Frammento sul tema della giustizia dovuta agli animali, proveniente da un'opera sconosciuta.
Uno studio introduttivo, ampio e ricchissimo di riferimenti, ricostruisce il rapporto uomo-animale nel pensiero antico, chiarisce il profondo significato filosofico della protesta di Plutarco e la viva attualità del suo appello.
Quattrocento pagine, più di seicento Note, in difesa dell'intelligenza della dolcezza, della giustizia.
«Tu chiedi - scrive Plutarco - per quale ragione Pitagora si astenesse dal mangiar carne; io invece, mi chiedo, stupito, con quale sentimento, con quale stato d'animo o in base a quale ragionamento, il primo uomo abbia toccato con la bocca ciò che era frutto di un assassinio, abbia accostato alle labbra la carne di un animale morto e, poste dinanzi a sé tavole di corpi morti e corrotti, abbia chiamato pietanze e nutrimento quelle parti che poco prima muggivano, emettevano voci, si muovevano, vedevano il mondo».
Giacomo Leopardi, Dissertazione sopra l'anima delle bestie e altri scritti selvaggi.
Il volume contiene la prima edizione critica della poco conosciuta Dissertazione sopra l'anima delle bestie, una scelta di pensieri sullo stesso tema tratti dallo Zibaldone, i testi antiantropocentrici delle Operette morali, uno scritto di Lorenzo Magalotti, uno di Mariano Gigli e altri documenti importanti.
I testi sono accompagnati da un'ampia Introduzione storico-critica e da un adeguato apparato di note.
Insieme ai temi della fanciullezza, degli antichi e dei selvaggi, l'animalità è, per questo selvaggio malpensante, un fecondo paradigma per indagare intorno alla follia e insieme alla pochezza del mondo umano. Egli si sente attratto da un universo di forza e tranquillità, affascinato dalla sua energica dolcezza. La vita delle bestie gli appare terribile e incantevole, fonte di insegnamenti veri, profondi, anch'essa anelante un mondo suscettibile d'essere poetico come l'infanzia, splendido come i selvaggi descritti dai viaggiatori.
La Dissertazione sopra l'anima delle bestie è il primo incontro filosofico con l'animalità da parte di un Leopardi giovanissimo, che si sforza di cogliere il senso di un dibattito, vivissimo nel XVII e nel XVIII secolo, sull'anima dei "bruti", iniziando così un percorso che lo condurrà da un'appropriazione di temi culturali a una loro ricomposizione su un terreno di personale riflessione; percorso che lo condurrà a una posizione singolarmente attuale, motivata con una straordinaria ricchezza di argomentazioni e acute osservazioni.
Teofrasto, Della Pietà.
Opera semisconosciuta, sepolta nel dimenticatoio per varie ragioni. La prima è probabilmente il fatto che in quest'Opera, l'allievo di Aristotele contesta fermamente il maestro sul tema della giustizia dovuta a tutti gli uomini (compresi i non Greci) e al vasto regno animale, per il quale Teofrasto (373- 287 ca.a.C.), ha parole di alta poesia ed insieme di straordinaria, profonda riflessione filosofica.
La pubblicazione di quest'Opera (manca dalla circolazione da ventitré secoli!), costringerà non pochi a ricostruire diversamente buona parte della filosofia antica alla luce di un inatteso messaggio straordinariamente potente e difesa di tutta la vita; per scoprire magari che verosimilmente, l'Imperatore dell'India Ašoka, che unificò il Paese, nelle colossali colonne che portano iscritti, in sanscrito e greco (gli Editti in difesa degli animali della giustizia, innalzati tra India e Afghanistan, che ancora si possono ammirare), nel III secolo a.C., si rifà al Testo di Teofrasto, come sembra indicare la biblioteca di scritti greci scoperta ad Aï Khanoum, e le relazioni commerciali e diplomatiche dell'epoca.
La seconda ragione è che si tratta della più importante Opera sulla Pietà religiosa estesa a tutti viventi del mondo occidentale, scritta, tre secoli prima di Plutarco, da un filosofo allievo di Platone e poi di Aristotele; Opera assai scomoda per il variegato mondo dei seguaci di Aristotele, San Tommaso, Descartes &Co., che dimostra la grandezza filosofica di Teofrasto, spesso presentato come un timido botanico vissuto all'ombra del maestro!
Il Testo curato da Gino Ditadi, è la prima edizione italiana; contiene una ricca (di problemi, soluzioni e indicazioni di percorso) Introduzione di 150 pagine ai dieci lunghi frammenti (recuperati da Manoscritti greci compreso il Papiro Petrie) e, complessivamente, 400 note critiche, per un totale di 280 pagine ottimamente stampate.
Scrive Teofrasto:
"Gli uomini si sono messi a sgozzare le vittime e ad insanguinare gli altari da quando, avendo fatto esperienza di fame e di guerre, hanno immerso le loro mani nel sangue. (...)
Ricca d'insegnamenti è la storia del popolo più saggio del mondo, quello degli Egiziani; costoro sono così lontani dall'uccidere uno solo degli animali, ch'essi fanno, con le figure degli animali immagini degli dèi perché li considerano prossimi e apparentati agli dèi e agli uomini. (...) Poiché la Terra è il focolare comune degli dèi e degli uomini, bisogna che tutti, prosternati su di lei, considerandola nostra nutrice e madre, cantiamo inni e l'accarezziamo, come colei che ci ha generato. (…)
Tutte le specie sono intelligenti, ma esse differiscono per l'educazione e per la composizione del miscuglio dei primi elementi. Sotto tutti rapporti, dunque, la razza degli altri animali ci è apparentata ed essa è la stessa della nostra; poiché i mezzi di sussistenza sono gli stessi per tutti, come l'aria che respirano, secondo Euripide, e un sangue rosso scorre in tutti gli animali e tutti mostrano d'avere in comune per padre il cielo e per madre la Terra".
Già queste poche righe sono sufficienti per capire quali implicazioni vi siano circa i rapporti tra Aristotele e Teofrasto. Le si confronti, per esempio, con quanto scrive Aristotele nel Libro I della Politica alla riga 1256b:
"Le piante sono fatte per gli animali e gli animali per l'uomo, quelli domestici perché ne usi e se ne nutra, quelli selvatici, se non tutti, almeno la maggior parte, perché se ne nutra e se ne serva per gli altri bisogni (…). Se dunque la natura niente fa né imperfetto né invano, di necessità è per l'uomo che li ha fatti, tutti quanti. Perciò anche l'arte bellica sarà per natura in un certo senso arte di acquisizione - e infatti l'arte della caccia ne è una parte - e si deve praticare contro le bestie e contro quegli uomini che, nati per obbedire, si rifiutano, giacché per natura tale guerra è giusta".
Oggi viviamo un'epoca che non ha precedenti e la ricerca filosofica non può tacere l'angoscia del nostro tempo; essa è chiamata a contraddire la cultura della morte e della non-memoria, a difendere la speranza in un nuovo mattino del mondo. Quest'Opera di Teofrasto, così lungamente ignorata, è una proposta concreta, incredibilmente attuale per innalzare la civiltà, ingentilire il mondo, riordinare la vita. Un'Opera contro la riduzione della vita a cosa, una dolce, forte Pietà, come aurora della conoscenza e porta della giustizia
Scrive Gino Ditadi:
"Che un logos alato possa, come polline vivificante, percorrere la Terra, nel soffio dei venti, ed inverare la civiltà della giustizia e della bellezza, che da secoli tutti aspettiamo. Che resti solo il passato che dà speranza. Per parte mia, con qualche spiga splendente, ho cercato di legare il covone".