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<Nutrizione - articoli scientifici> : I danni della carne, dal punto vista della odierna Scienza medica
Inviato da societavegetariana il 1/3/2010 15:20:00 (5242 letture) Articoli dello stesso autore
<Nutrizione - articoli scientifici>

Marzo 2010 – riproponiamo una sintesi di due articoli, pressoché analoghi, scritti dal prof. Franco Berrino, direttore, presso l’Istituto Tumori di Milano, del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva e aventi come tema “La prevenzione alimentare dei tumori” .
Ne consigliamo una tranquilla lettura perché, apparentemente complicati, in realtà oltre che interessanti sono di semplice comprensione.
Gli scritti, per intero, possono essere letti qui:
- primo articolo
(o in pdf, con le parti salienti evidenziate in giallo)
- secondo articolo in pdf, con le parti salienti evidenziate in giallo

Eccome una versione sintetica.
L’alimentazione può influenzare l’insorgenza dei tumori attraverso numerosi meccanismi:
...continua la lettura...

- sostanze pro-ossidanti (ad esempio il Ferro eme* delle carni), che favoriscono la formazione di N-nitroso composti nel lume intestinale e la produzione di radicali liberi.
(* ndr. – nei vegetali è presente il ferro non eme)

- modulazione della sintesi di fattori di crescita e citochine infiammatorie (la restrizione calorica riduce la sintesi di IGF-I (ndr - fattore di crescita insulino-simile, massimo nella pubertà) PDGF (ndr - fattore di crescita derivato dalle piastrine), IL-6; la dieta ricca di proteine, in particolare di proteine animali e di latte, è associata ad alti livelli plasmatici di IGF-I.
(ndr. - elevati livelli di IGF-I nel sangue sono stati associati con un maggiore rischio, 4 volte più alto, di sviluppare tumore della mammella in premenopausa, ma anche tumore della prostata, tumore del colon-retto e tumore del polmone)

- modulazione dell’ambiente ormonale, mediata dalla produzione di insulina (favorita dallo stile alimentare occidentale ricco di carboidrati raffinati e di grassi saturi)

Una delle conoscenze più consolidate è la relazione fra consumo di carni rosse, in particolare carni conservate (salumi, wurstel, hamburger ecc) e l’incidenza di cancro dell’intestino, coerentemente riscontrata dalla maggior parte degli studi analitici e recentemente confermata con grandi numeri da EPIC.
Il progetto EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and nutrition) è il più grande studio prospettico mai intrapreso, che segue oltre 500.000 persone reclutate in 10 paesi europei con abitudini alimentari molto diverse) ed ha recentemente confermato un chiaro effetto preventivo del consumo di alimenti ricchi di fibre vegetali, sia cereali sia verdura e frutta. Questi risultati giustificano la raccomandazione condivisa da varie agenzie nazionali ed internazionali di aumentare il consumo di frutta e verdura, di cui si dovrebbero mangiare almeno cinque porzioni al giorno.

Il sito dell’Epic (The European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition) è
http://epic.iarc.fr/
Il progetto Epic è sviluppato dallo IARC (The International Agency for Research on Cancer) http://www.iarc.fr/
che è parte della World Health Organization (Organizzazione Mondiale della Sanità)
http://www.who.int/topics/cancer/en/index.html
Se cliccate su questo sito e andate nel motore di ricerca, digitando i termini “vegetarian” o “vegan” vedrete un enorme numero di pagine e articoli scientifici
Peraltro basta guardare l’home page dell’Epic per vedere, rappresentati in figura, quali sono gli alimenti privilegiati dalla Scienza, per la salute (clicca qui in pdf)

- Il rischio da carni rosse potrebbe dipendere oltre che dalla formazione di N-nitroso composti favorita dal ferro eme, come precedentemente scritto, anche dalla formazione di ammine eterocicliche nella cottura delle carni, e dal contributo dello stile alimentare ricco di carni allo sviluppo della resistenza insulinica. Il consumo di carni rosse, in particolare la conservazione sotto sale, è anche significativamente associato al cancro dello stomaco.

- c’è un forte sospetto che il latte sia associato ai tumori dell’ovaio e che una dieta ricca di calcio favorisca i tumori della prostata.

- Integratori alimentari (in genere cocktail di vitamine antiossidanti e sali minerali).
Sono stati effettuati studi spesso rigorosamente in doppio cieco (ndr. – si intende che né il paziente né il medico conoscono la natura del farmaco effettivamente somministrato. Si differenzia quindi dallo studio "in cieco", dove solo il paziente è all'oscuro del trattamento cui è sottoposto, e dallo studio in triplo cieco, dove anche lo statistico che elabora i dati non può associare un gruppo a un dato farmaco).
I risultati : suggestivi di una modesta efficacia per la prevenzione del cancro dello stomaco e dell’esofago in alcune popolazioni cinesi, i risultati di questi studi sono stati generalmente deludenti, e talvolta drammatici: la supplementazione con beta-carotene ha causato un aumento significativo dell’incidenza del cancro del polmone nei fumatori; alte dosi di vitamina E hanno fatto aumentare la mortalità generale; la supplementazione con crusca di cereali o con fibre solubili non ha ridotto e in certi casi sembra aver fatto aumentare l’incidenza di polipi intestinali; ma in generale i risultati sono stati nulli.

Le ragioni di questo fallimento non sono note con precisione. Le ipotesi principali sono che certe sostanze antiossidanti diventino proossidanti (ndr. = causa di ossidazione) ad alte dosi o in condizione di elevata pressione parziale di ossigeno, oppure che dosi troppo alte di antiossidanti possano impedire meccanismi apoptotici (ndr. - apoptosi = morte cellulare programmata) che sfruttano vie ossidative. Rimane quindi valida la raccomandazione di consumare un’ampia varietà di cibi vegetali ma non di ricorrere ad integratori alimentari ad alte dosi. Particolarmente dubbia e’ la pratica di molti medici di raccomandare alte dosi di vitamine antiossidanti a pazienti oncologici.

- Un cambiamento complessivo della dieta, volto a ridurre il consumo di zuccheri raffinati e di grassi saturi che caratterizza l’alimentazione contemporanea dei paesi ricchi, è in grado di ridurre il livello sierico di insulina e, di conseguenza, la biodisponibilità di ormoni sessuali e di fattori di crescita. Una dieta iperproteica, inoltre, in particolare se ricca di proteine animali e di latte, e’ associata a livelli alti di IGF-I. (ndr. Si ripete quanto su scritto - elevati livelli di IGF-I nel sangue sono stati associati con un maggiore rischio, 4 volte più alto, di sviluppare tumore della mammella in premenopausa, ma anche tumore della prostata, tumore del colon-retto e tumore del polmone).

Conclusioni
Le stesse raccomandazioni (in primis la prima raccomandazione che conclude la revisione sistematica indipendente della letteratura curata dal WCRF - World Cancer Research Fund International, il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro): Scegliere prevalentemente cibi di provenienza vegetale con un’ampia varietà di verdure, frutta, legumi e cereali non raffinati) valgono verosimilmente per la prevenzione dei tumori in generale, in quanto alterazioni del sistema insulina/IGF sono state riscontrate associate ai tumori dell’intestino, dell’ovaio, e della prostata, e lo stile alimentare che le favorisce è lo stesso che promuove lo sviluppo di altre malattie croniche prevalenti nel mondo occidentale, in particolare il diabete e le malattie cardiovascolari.

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